Indagata Paita, la candidata del Pd in Liguria

 Giampiero Timossi, 15.4.2015 “Il Manifesto”

Genova. Assessora alla protezione civile, è accusata di mancata allerta per l’alluvione dell'ottobre 2014

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Raffaella Paita

 

È la notte della Ligu­ria. Ed è anche, soprat­tutto, una tra­ge­dia che si con­sumò tra l’8 e il 9 otto­bre 2014. Accadde tutto in pochi istanti, dopo le 22.15, quando il Bisa­gno uscì ancora una volta dal suo argine, nel solito posto, pochi metri prima della linea fer­ro­via­ria, dove il tor­rente viene ingo­iato sotto l’asfalto e il cemento, attra­ver­sando quella parte della città costruita durante il Ven­ten­nio per poi arri­vare al mare. Quella notte morì Anto­nio Cam­pa­nella, infer­miere in pen­sione, affo­gato nel sot­to­pas­sag­gio che dalla sta­zione di Bri­gnole corre verso il Bisa­gno e il quar­tiere di Marassi. Cam­pa­nella e migliaia di altri geno­vesi ven­nero colti di sor­presa. Nes­suno quella notte diede l’allerta. Chi doveva lan­ciare l’allarme non lo lan­ciò, non prima dell’esondazione.

Ora è per que­sto che due magi­strati geno­vesi, Gabriella Dotto e Patri­zia Cic­ca­rese, hanno iscritto nel regi­stro degli inda­gati l’assessore regio­nale alla Pro­te­zione Civile. Si chiama Raf­faella Paita, già ber­sa­niana, poi ren­ziana della penul­tima Leo­polda e ora can­di­dato Pd per la pol­trona sulla quale da dieci anni siede il gover­na­tore Clau­dio Burlando.

L’assessora è inda­gata per con­corso in omi­ci­dio col­poso, disa­stro col­poso e omis­sione. Dall’inchiesta, per il momento, tra­pela solo un altro nome, quello di Gabriella Miner­vini, diret­tore del dipar­ti­mento ambiente della Regione Ligu­ria. Entrambe erano già state ascol­tate in pro­cura nel novem­bre scorso, con­vo­cate in qua­lità di per­sone infor­mate dei fatti. Al ter­mine la Paita aveva dichia­rato: «Ho spie­gato di essere stata tutta la notte nella sala della pro­te­zione civile alle­stita al Mati­tone di Genova».

Anche su que­sto, nei giorni che segui­rono la tra­ge­dia, si acce­sero le pole­mi­che: quell’8 otto­bre prima di rien­trare a Genova, l’assessora era a Impe­ria, «enne­sima tappa della sua inter­mi­na­bile cam­pa­gna elet­to­rale», con­ti­nuano a con­te­starle gli oppo­si­tori. Ora la Paita dice «rimango a dispo­si­zione del par­tito». Signi­fica che, men­tre i ver­tici Pd sono riu­niti, la sua can­di­da­tura non è stata con­fer­mata. Ma a tarda sera lo sarà. Intanto lei chiede «alla magi­stra­tura di andare avanti», ma si dichiara sor­presa, «pen­savo di aver già spie­gato ai magi­strati la meti­co­lo­sità della mia con­dotta». Poi sca­rica le respon­sa­bi­lità, per­ché l’allerta meteo e i prov­ve­di­menti con­se­guenti «sono di com­pe­tenza della strut­tura tec­nica».
E’ la notte della Ligu­ria, è un can­di­dato del Pd che fini­sce nel regi­stro degli inda­gati a due set­ti­mane dal voto, enne­simo buco nero di una cam­pa­gna elet­to­rale che ha visto il duris­simo scon­tro nelle pri­ma­rie, lo strappo e le accuse rivolte da Ser­gio Cof­fe­rati con­tro l’ex com­pa­gna di par­tito Paita. Sem­bra una guerra di trin­cea e sono mesi che logora gli elet­tori. La linea è quella del Bisa­gno, il tor­rente che in città con­ti­nua a ucci­dere. Da qui, due giorni fa, Mat­teo Renzi ha lan­ciato una sfida che appare sin­go­lare per il lea­der nazio­nale: «In Ligu­ria c’è una bat­ta­glia deci­siva e io la combetterò».

Ed è sem­pre qui, sugli argini del Bisa­gno, che Renzi è arri­vato con la mini­stra della Difesa, la geno­vese Roberta Pinotti. Insieme, per far vedere che si farà quello che non è mai stato fatto: met­tere in sicu­rezza il tor­rente che con­ti­nua a ucci­dere. Non è stato fatto nei dieci anni del regno Bur­lando, però adesso il gover­na­tore sta in prima fila con pre­mier, mini­stro e ovvia­mente Paita. Così, quando la noti­zia dell’avviso di garan­zia non è ancora tra­pe­lata, quel plo­tone gover­na­tivo non può far altro che atti­rare l’attenzione del civa­tiano Luca Pasto­rino. Lui, par­la­men­tare appena dimes­sosi dal Pd e sin­daco di Boglia­sco, alle regio­nali sarà il can­di­dato pre­si­dente di Rete a sini­stra. Spiega: «Mi sem­bra chiaro ormai che il can­di­dato delle lar­ghe intese alla pre­si­denza della Ligu­ria sia Renzi». Ma sull’inchiesta Pasto­rino decide di non fare nes­sun com­mento: «Sono fatti troppo dolo­rosi, che hanno segnato tutti i liguri. Spero solo che la Paita possa chia­rire cosa accade dav­vero quella notte». Nel buio pesto di Genova e della Liguria.